Il Museo Archeologico Nazionale di Manfredonia

Museo Archeologico Nazionale Manfredonia
Museo Archeologico Nazionale Manfredonia

A deliziare i visitatori, consentendoli un tuffo nel passato più remoto, il Museo
Archeologico Nazionale di Manfredonia, creato all’interno del Castello. Esso ospita
tutta la collezione archeologica della zona e narra, attraverso i suoi reperti, la ricca storia dell’antica laguna sipontina e garganica.
In particolare, è possibile ammirare l’interessante raccolta di stele daunie, reperti di rilevante valore storico e culturale, rinvenuti presso l’antico fiume Candelaro.
Il loro nome deriva dall’antico popolo dell’epoca che le ha realizzate: i Dauni.
Un popolo, questo, dedito all’agricoltura e all’allevamento, che si stanziò nella Daunia, territorio compreso fra il Fortore, l’Ofanto e le prime propaggini dell’Appennino.
Le stele daunie sono la dimostrazione della presenza umana nella zona sin dall’età neolitica e quindi della cultura protostorica italica. Esse sono state recuperate negli anni sessanta e non essendoci decorazioni nella parte inferiore delle lastre, si suppone che venissero infisse nel terreno e che fungessero da segnacolo funerario. Si ipotizza che le stele, fatte di pietra calcarea ricavata dalle vicine cave garganiche, venissero lavorate localmente.
Di più difficile interpretazione, invece è l’origine delle immagini e i contenuti
espressi.
Le stele sono di forma rettangolare, ricche di decorazioni geometriche e raffigurazioni
schematiche maschili e femminili probabilmente riferibili ad entità di rango. Un ricamo
inciso nella pietra che racconta la vita, le gesta e credenze degli antichi Dauni.
Scene popolate da personaggi reali o fantastici, rappresentati in modo originale con
un inaspettata resa espositiva, sorpresi in un contesto episodico della vita quotidiana
o del mondo mitologico. I protagonisti di queste rappresentazioni iconografiche sono
di volta in volta uomini e donne ritratti nel loro sontuoso abbigliamento cerimoniale.
Frequentemente sulla scena compaiono insieme animali domestici, selvatici o fantastici,
ma il repertorio delle figurazioni si fa più ricco di temi espressivi quando rappresenta momenti dell’esistenza umana.
Con straordinaria immediatezza vengono raffigurate mirabilmente nella loro ingenuità
pittorica scene di colloquio, di offerte, di banchetti rituali, di caccia, di pesca, di
attività artigianale, di guerra. Le stele erano completate da teste incise con i tratti
del volto (iconiche) o completamente lisce (aniconiche).
È la storia scritta sulla pietra dai Dauni, un popolo che elaborò questi straordinari
monumenti fra il VII e il VI sec. a.C.
Al primo piano del Castello è possibi le osservare, la mostra dedicata alla civiltà
sipontina, intitolata: “Siponto: una città abbandonata nel Medioevo”. L’esposizione
illustra i risultati dello scavo archeologico nel Parco Archeologico di Siponto che,
nell’arco di dieci anni di attività, ha restituito un comparto abbastanza esteso della
Siponto vetus con le sue abitazioni, un impianto produttivo, una chiesa e relativa
zona sepolcrale. La qualità dei reperti offre lo spaccato di una realtà socio economica
abbastanza elevata che attesta l’importanza e lo splendore di questa città portuale protesa verso l’opposta sponda adriatica e l’oriente mediterraneo.
Nella Torre Quadra del Castello, invece, è possibile visitare una esposizione dedicata
all’archeologia subacquea: “I tesori dal mare”. Si illustrano le scoperte effettuate
fino ad oggi, per lo più fortuitamente, lungo il litorale della Daunia, da cui provengono numerose anfore da trasporto che documentano l’intensa attività commerciale
lungo le rotte adriatiche della Daunia romana. Insieme alla ricostruzione di
un fondale marino e di una imbarcazione, la mostra espone una stele con una scena
di navigazione su una imbarcazione dalla vela quadrata; a bordo l’equipaggio con il
timoniere a poppa e un altro uomo con le braccia sollevate a prua.
Nel lapidario vengono esposti materiali architettonici ed epigrafici provenienti in
prevalenza dall’area archeologica di Siponto.
Capitelli, cornici, mensole documentano l’aspetto monumentale della città, dall’età augustea all’età medioevale, così le epigrafi costituiscono una fonte ricchissima di notizie sull’aspetto amministrativo e religioso. Dall’area di San Leonardo in Lama Volara proviene un rilievo con scena dell’Annunciazione risalente al XI-XII sec.

Info: Tel. 0884 587837