L’antica città romana di Salpi o Salapia

salapia – Fonte archeopop_it

Salapia o Salpi fu città romana fondata nel I secolo a.C. sul mare, 25 km circa a sud di Siponto, a 6 km di distanza da “Salapia vetus”, di fondazione greca, che continuò la sua esistenza fino all’epoca di Cicerone.
La diocesi di Salpi, agli inizi del IV secolo doveva essere già abbastanza attiva ed organizzata, se riuscì ad esprimere una delegazione rappresentata dal vescovo Pardo, per un Concilio importante quale quello di Arles, che affrontò problemi dibattuti nella Chiesa del IV secolo.
La diocesi di Salpi si presenta ben più antica di quanto si fosse creduto,avendo il privilegio di essere la prima tra le diocesi pugliesi attestate. Il vescovo Pardo fu tra i primi della diocesi salpitana, ed il primo di cui si sa con certezza l’esistenza.
Il nome “Pardus” è di sicura origine latina e ha numerose attestazioni epigrafiche in ambito pagano e cristiano; è registrato anche nella zona di Benevento, a poca distanza dalla Daunia.

Egli si recò ad Arles nel 314, accompagnato dal diacono Crescente .
Sulla vita della diocesi di Salpi in epoca paleocristiana esistono due importanti testimonianze: la prima riguarda il vescovo Palladio che nel 465 partecipò con i presuli Probo di Canosa, Felice di Siponto e Concordio di Bari, al Concilio romano convocato da papa Ilario (461-468), per risolvere alcune questioni sollevate dalla Chiesa spagnola.

“I vescovi della provincia di Terragona riuniti in Concilio, avevano posto due quesiti alla sede pontificia: il primo concerneva il comportamento da tenere nei riguardi di Silvano, vescovo di Calahorra, il quale aveva ordinato alcuni vescovi tra i quali un “clericus” di un’altra provincia, senza rispettare i diritti del vescovo metropolita di Terragona, cui competeva la consacrazione del “clericus”.
L’altra riguardava la Chiesa di Barcellona il cui vescovo Nundinarius, sul punto di morire, aveva indicato come suo successore Ireneo.

Tale successione era stata ratificata dai vescovi della provincia di Tarragona che avevano chiesto il parere a papa Ilario, questi convocò nel 465 a Roma, un Concilio che condannò l’operato di Nundinarius e Silvano, vietando ufficialmente i due vescovi a scegliere i loro successori e salvaguardando il diritto del vescovo metropolita nell’ordinazione dei vescovi della sua provincia .
Si trattò di un Concilio che dovette affrontare questioni disciplinari di notevole rilievo per l’organizzazione e la vita delle diocesi.

La partecipazione di Palladio di Salpi ai lavori conciliari fu abbastanza viva e qualificata, tra i pochi interventi di vescovi registrati negli atti uno fu fatto proprio da Palladio, che nel condannare l’operato di Silvano, si richiamava alla tradizione, alla quale prometteva di uniformare la propria condotta”.
L’altra testimonianza sulla vita della diocesi di Salpi è costituita da un’epistola di papa Gelasio I (492-496) a Giusto e Stefano, su un grave episodio in cui fu coinvolto Proficuo, vescovo di Salpi. Questi aveva comunicato al pontefice che un tale Brumario, uomo violento, aveva ucciso senza alcun motivo un servo della Chiesa di Salpi e aveva oltraggiato il vescovo stesso. Gelasio dà a Giusto e a Stefano l’incarico di svolgere un’inchiesta sull’episodio e di interrogare Brumario sui motivi del suo comportamento.

Nel caso egli avesse insistito nel suo atteggiamento di disprezzo, Giusto e Stefano dovevano comunicarlo al vescovo di Salpi, che a sua volta, poteva citarlo in giudizio ordinario e chiedere giustizia dell’offesa ricevuta. L’epistola si conclude con il richiamo al canone IX del Concilio di Vannes del 461, che proibiva ai “clerici”, sotto pena di scomunica, di rivolgersi ai tribunali secolari senza l’autorizzazione dei vescovi, e siccome Proficuo era vescovo, l’autorizzazione gli doveva venire dal papa.

Proficuo è, dopo Pardo e Palladio, il terzo vescovo di Salpi.